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LA PENTECOSTE DI SAN
FILIPPO
Fulcro della spiritualità
di san Filippo è l'esperienza della Pentecoste,
fondamentale per la sua vita. Nell'anno 1544, allorché
il ventinovenne Filippo si trovava nelle catacombe di
san Sebastiano, pregando Dio di “avere spirito”,
ricevette una straordinaria effusione dello Spirito che
gli invase il cuore, dilatandolo e infiammandolo
d'amore. Ebbe la sensazione che un globo di fuoco
penetrasse dentro di lui e gli arrivasse al cuore. In
effetti si scoprì dopo la morte che all'altezza appunto
del muscolo cardiaco due costole fossero come staccate e
stessero attaccate allo sterno con la sola cartilagine.
Da allora egli portò “con sé il roveto ardente...” Egli
interpretò l'esperienza delle Pentecoste come una vera
prova d'amore di Dio. Talvolta lo si sentiva dire:
“L'amore mi ha completamente ferito”.
E' la luce dello Spirito,
accesa nel cuore di un uomo che la custodì gelosamente e
la portò per le strade e nei luoghi santi, alla gioventù
e al popolo tutto. Egli ripeteva:”Quel che occorre è
abbandonarsi completamente a Dio”.
In virtù di questo amore
e dell'abbandono in Dio, Filippo ha fede nel positivo,
nella grazia. Ci insegna che, chi si lascia prendere
dall'amore di Dio, è in grado di condurre una vita
spirituale anche in mezzo al mondo. Che si può
diventare santi nelle proprie case, in quanto né la
famiglia né il mestiere o il lavoro costituiscono un
ostacolo, se si vuole servire Dio. |
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Guidami tu,
candida luce,
in mezzo
alla tenebre: guidami innanzi.
La notte è
cupa e io sono lontano da casa.
Ti invoco,
guidami!
Veglia sul mio cammino.
Non chiedo
di vedere l'orizzonte lontano,
un solo
passo mi basta.
Non fui
sempre così, né sempre
pregavo che
tu mi guidassi.
Amavo
scegliere io stesso
la via da
percorrere.
Ma ora, ti
prego, guidami tu!
Amavo il
sole splendente
e mi
guidava l'orgoglio.
Non
ricordare i giorni passati!
Sono certo,
Amore, che mi guiderai
per lande e
paludi, per rocce e torrenti
fino a
quando il giorno riapparirà.
Al mattino
s'affacceranno
i volti
degli angeli amati,
ma che più
io non vedo.
(Card. John H. Newman,
C.O.)
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San Filippo e la
devozione alla Madonna
Il mese di maggio è per tradizione dedicato alla Madonna.
La nostra chiesa di
Mondovì è detta di san Filippo, ma in realtà è dedicata al Nome di Maria.
Nella vita di san Filippo la
Vergine Maria occupa un posto molto importante. Fu educato ad una
tenera devozione verso la Madonna fin dalla sua infanzia; si rivolgeva a Lei col
nome di 'mamma'. Da Lei apprende la docilità allo Spirito Santo.
A coloro che gli stavano
vicino diceva spesso: “Siate devoti della Madonna; so quel
che vi dico”. Insegnava a ripetere: “Vergine Maria,
madre di Dio, pregate Gesù per me”. A Lei si rivolgeva quando era
assillato da gravi necessità e la Madonna fu sempre vicino a questo suo figlio.
Pregava anche con una
brevissima giaculatoria: “Madre mia, fiducia mia”.
Ascoltiamo ancora l'insegnamento di Padre Filippo: “Per
cominciare bene e finire meglio è necessaria la devozione alla Santissima Madre
Di Dio”.
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ANEDDOTI
IL SILENZIATORE
DELLA BOCCA

Capita un giorno una donna a
padre Filippo e comincia a parlare concitata: "Non ne posso più con
quell' animale di mio marito, anzi di quel demonio"!
"Cosa ti fa? Ti vuole amazzare ?"- chiede Filippo. "Quando arriva
a casa la sera, mi insulta e cerca pretesti per litigare".
"Ti do ragione, madonna; ma voglio darti un'acqua miracolosa che ti darà
vittoria sul marito". Detto questo, il Santo va a prendere
una boccetta d'acqua da una brocca, ma la donna non vide questa
operazione. Tornato con la bottiglia piena d'acqua, con un certo senso
di mistero, la diede alla poveretta e le disse: "questa è un'acqua
miracolosa: quando tuo marito comincierà a litigare, tu sveltamente,
magari senza farti vedere, metti un boccone d'acqua in bocca, però non
inghiottirla, ma tienila quanto più puoi in bocca e così di
seguito se tuo marito seguita a litigare..." La donna fiduciosa eseguì
l'ordine. Il marito non sentendosi rispondere, si calmava e tutto era
finito. La donna ritenne quello stratagemma un miracolo del Santo e ne
parlava alle altre donne.
IL CAPPELLO INCHIODATO

Capitò che un giovane aveva frequentato
padre Filippo; però una volta incontrandolo per via non si fermò a
parlare, anzi neppure a salutarlo.
Filippo pensò che il giovane fosse
imbronciato con lui.
Lo ferma e gli dice:"Cosa è quel chiodo
sul cappello?". L'altro si ferma e contemporaneamente prende il
cappello, lo rigira tra le mani, ma non vede nessun chiodo. Il giovane
allora dice: "Dove lo ha visto il chiodo?". " Oh.. scusami; -dice il
Santo- Siccome non potevo pensare che non mi avresti salutato, ho
pensato che il cappello fosse inchiodato sulla testa!" Si
fecero una risata e tutto tornò come prima.
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IL GRANDE SEMINATORE
Si è affascinati dal modo ilare e disteso con cui il Padre Filippo sa educare.
Lo fa anche con l'uso di brevi e sapide massime o 'detti' , dietro la cui
arguzia è possibile avvertire l'acuta e realistica conoscenza che egli va
acquistando della natura umana e della dinamica della grazia.
In questi insegnamenti rapidi e concisi il buon Padre traduce l'esperienza della
sua lunga vita e la sapienza di un cuore abitato dallo Spirito Santo.
Egli, infatti, non si stanca di ripetere a tutti frequentemente:
Figlioli miei, state umili e state bassi, per
invitare al distacco delle cose materiali; a chi gli fa notare l'eccessivo
chiasso dei suoi ragazzi, da vero educatore, risponde:
Purché non facciano peccati, volentieri sopporterei che mi spaccassero la legna
addosso.
Nei momenti di maggior turbolenza ai giovani dice: State un po' fermi, se
potete.
E
poi soggiunge: Beati voi, giovani, che avete ancora
tempo di fare tanto bene; e anche:
Figlioli, state allegri. Scrupoli e malinconia fuori da casa mia!
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MANI
PRODIGIOSE
Le mani candide e
trasparenti di Filippo erano veramente prodigiose.
Agostino Boncompagni – era un ebreo- studiava catechismo per
diventare cristiano. Egli si ammalò tanto gravemente che i
medici lo dichiararono fuori ogni speranza.
Filippo, saputolo, corse immediatamente al letto dell'ammalato.
Lo abbracciò, pregò fervorosamente e, tenendogli una mano sul
petto e l'altra sulla fronte, gli disse: “Non voglio che tu
muoia, perchè non dicano gli ebrei che i cristiani ti hanno
fatto morire”. Al tocco miracoloso delle mani, l'ebreo risanò
così rapidamente che i medici, stupiti, esclamarono: “Voi avete
un grande medico in casa, perchè lo ricercate fuori?”
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INNO A SAN
FILIPPO
Il labbro si schiuda
per l'inno festoso
a onor di Filippoil
Santo glorioso.
Rit. O Padre
Filippo la tua santità
pel mondo
sì reo implori pietà!
Ci arda nel cuore
l'amor tuo possente,
di vivo splendore
c'infiammi la mente.Rit.
(Composto da P.
Stefano Ferrua: 1874-1957)
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